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BEATO ADELPRETO

 

Prima metà del 1100 - 20 settembre 117


Le vicissitudini della vita di Adelpreto: i presupposti per il delinearsi di una figura

leggendaria nel corso dei secoli


La prima notizia certa di cui disponiamo in merito al vescovo Adelpreto risale alla sua consacrazione episcopale, avvenuta nel 1156 in occasione della dieta di Regensburg. Grazie a Bartolomeo da Trento, che scrisse in suo onore una “Vita Adelpreti”, gli storici possiedono una ricca fonte di informazioni su questo personaggio. Nelle sue testimonianze agiografiche, lo storico rende noto che Adelpreto proveniva da una delle famiglie più nobil i di tutta l'Europa, legata da presso col ceppo degli Hohenstaufen. Ancora per merito di Bartolomeo, sappiamo che ebbe da giovane una profonda formazione, oltre che spirituale, anche letteraria. Adelpreto rappresenta una personalità di grande valore storico e umano per la Chiesa di Trento, anche se la sua figura spicca soprattutto nella tradizione popolare, che lo promosse di propria iniziativa nel novero dei santi. Egli resse la diocesi di Trento in un periodo ricco di contrasti e di contraddizioni, e in molteplici occasioni fu costretto a subirne le drammatiche conseguenze.

Due anni dopo la sua nomina, mentre scortava nel proprio territorio i due cardinali Enrico e Giacinto, incaricati di guidare la legazione del papa Adriano IV destinata all'imperatore Federico Barbarossa, venne sorpreso in un'imboscata, catturato e successivamente rinchiuso in compagnia dei suoi compagni di viaggio nel castello di Salorno. Il risoluto intervento di Enrico il Leone, il duca di Baviera giunto appositamente dalla Germania, portò alla liberazione del vescovo e alla resa dei conti di Appiano, protagonisti del suo rapimento, i quali furono costretti a giurare fedeltà al vescovo stesso. Da questo momento l'autorità del vescovo Adelpreto conobbe un deciso rafforzamento e una crescente credibilità, tanto che l'imperatore Federico decise di affidargli più avanti anche la contea del castello di Garda, dopo essersi fatto promettere che non l'avrebbe ceduta né ai lombardi né ai veronesi. Questo stato di cose particolarmente favorevole al principato di Trento si protrasse per diciotto anni, e si interruppe con gli esiti della storica battaglia di Legnano del 1176, nel corso della quale i Comuni ebbero ragione delle milizie del Barbarossa.


Lo scisma della Chiesa e la posizione assunta dal vescovo. L'eresia arnaldista


Nel 1159, le conseguenze provocate da uno scisma tennero per quasi un ventennio nettamente distinte le posizioni della Chiesa e dell'Impero. La Chiesa, che negli ultimi decenni aveva sofferto la crescita del potere imperiale, si era autoproclamata indipendente dall'Impero, negando a questo il diritto di richiedere tributi alle autorità diocesane. Proprio nel 1159 morì Adriano IV, l'unico papa inglese della storia, che osò lanciare l'anatema della scomunica contro l'intera città di Roma a causa dei feroci tumulti scoppiati nell'Urbe e che avevano portato all'assassinio di un cardinale. Fu in seguito alla scomparsa di questo pontefice che si scatenò lo scisma: i filo–imperiali elessero papa il romano Monticelli, col nome di Vittore IV; gli anti–imperiali, invece, scelsero come loro pontefice il cardinale senese Bandinelli, che assunse il nome di Alessandro III, il quale provvide immediatamente a scomunicare l'imperatore e il suo papa di fiducia. In questa grave crisi Adelpreto rimase dalla parte dell'imperatore, e questa presa di posizione fu peraltro ufficialmente condivisa dall'intera provincia ecclesiastica di Aquileia, con esclusione della circoscrizione metropolitana di Salisburgo. In più occ asioni troviamo il vescovo presente accanto al Barbarossa, come a Landriano nel 1161 e a Sant'Arcangelo nel 1164. Federico, dal canto suo, riconobbe questa fedeltà ricompensando la Chiesa trentina con imponenti donazioni e la concessione di privilegi non da poco. Uno di questi riconoscimenti fu proprio quello della contea del castello di Garda, che avvenne nel 1167 e del quale si è accennato poco più sopra. Adelpreto ottenne dall'imperatore anche la carica di vicario imperiale, e soprattutto nel febbraio del 1161 una conferma solenne dei diritti temporali cui si erano già riferiti i massimi sovrani Enrico II nell'anno 1004, con la donazione del principato di Trento (o, secondo la dizione di allora, del “comitato” di Trento) e Corrado II il Salico nel 1027 (1). Adelpreto ha esercitato il proprio episcopato nel periodo in cui imperversava anche la cosiddetta “eresia arnaldista”, alla quale si oppose con fermezza. Il movimento era stato scatenato da Arnaldo da Brescia, il predicatore che può essere considerato il primo eretico politico del medioevo. Arnaldo si scagliava in quel tempo contro i principali vizi degli ecclesiastici corrotti, in particolare l'usura e l'ambizione al potere temporale e, nel consueto anelito ad un ritorno ai valori evangelici del cristianesimo, che sta alla base di quasi tutti i movimenti ereticali, arrivava a mettere in discussione la legittimità del potere stesso della Chiesa (2).


L'imboscata contro Adelpreto ad Arco e il suo assassinio


Tra gli anni 1160 e 1170, il precipitare degli avvenimenti politici italiani, che vedevano l'imperatore costantemente impegnato sul fronte della lotta contro i Comuni, indusse il Barbarossa a mettere in secondo piano la vita del principato tridentino, facendogli inevitabilmente mancare il costante sostegno che gli aveva garantito fino a quel tempo. All'interno di esso, si scatenarono così delle faziosità molto forti. I contrasti degenerarono fino a sfociare in guerra aperta, che vedeva dalla parte dei ghibellini i conti del Tirolo e di Arco e da quella dei guelfi i conti di Appiano e i signori alleati di Castelbarco, in Val Lagarina. Nel contesto di questi combattimenti il vescovo Adelpreto venne barbaramente assassinato, il giorno 20 settembre 1172 ad Arco, dove i cospiratori lo avevano chiamato con l'inganno, facendogli credere che la sua presenza sarebbe stata necessaria per la pronuncia di un placito. L'agiografo narra anche che l'artefice principale dell'omicidio, Aldrighetto di Castelbarco, fu colto più tardi da una vera e pr opria crisi, che lo portò alla decisione di farsi monaco con la ferma intenzione di espiare il delitto commesso, rinchiudendosi nel convento di San Giorgio in Braida a Verona. Sul luogo dell'assassinio sorse una chiesetta, che nel 1333 venne dedicata a Santa Caterina. Proprio nello stesso anno della morte di Adelpreto, a Venezia fu stipulata la pace tra Federico I e il papa Alessandro III, che pose fine allo scisma.


Il tentativo di confutazione della santità di Adel preto e i suoi sviluppi. L'evoluzione dell'atteggiamento della Chiesa nei confronti del culti spontanei


Adelpreto venne sepolto nella vecchia basilica di San Vigilio ed immediatamente venerato dai trentini come martire. In epoca barocca, la devozione per questo personaggio crebbe ulteriormente, tanto che si giunse alla decisione di dedicargli, insieme a San Vigilio, l'imponente altare maggiore costruito nel Duomo. Tuttavia, nel corso degli ultimi secoli, il culto di Adelpreto è stato al centro di accese controversie. Già nel 1754, lo studioso roveretano Girolamo Tartarotti, richiamando l'attenzione sull'adesione del vescovo alle scelte politiche di un imperatore scomunicato, cercò di negarne sia la santità che il martirio, suscitando una serie innumerevole di polemiche, sia all'interno degli ambienti popolari che in quelli ecclesiastici. Soltanto pochi anni prima infatti, nel 1743, si era giunti alla decisione di dedicare alla sua memoria l'altare del Duomo (3). Per effetto di questo intervento, interpretato come un autentico tentativo di diffamazione nei confronti di un personaggio che da alcuni secoli era considerato dai trentini il secondo santo della Chiesa locale dopo San Vigilio, il vescovo Francesco Felice Alberti d'Enno sollecitò in Trento la partecipazione del magistrato cittadino, il quale incaricò lo storico della Chiesa, Benedetto Bonelli, affinché con le sue ricerche confutasse le tesi del Tartarotti. Le osservazioni dell'abate roveretano furono considerate come sacrileghe anche dai vertici diocesani e nessuno osò a quei tempi mettere in dubbio la consolidata tradizione della santità del vescovo Adelpreto. Tuttavia, nel 1914, al momento dell'approvazione del nuovo calendario liturgico tridentino, si decise di omettere il nome di Adelpreto dall'albo dei santi diocesani, non riconoscendo la Chiesa l'esistenza di alcun precedente processo ufficiale di canonizzazione nei suoi confronti. Si è ritenuto quindi che il culto di questo vescovo durante i secoli in cui ebbe maggior fortuna fosse dovuto più al mero conse nso popolare che ad una decisione vera e propria della Chiesa a riguardo. Del resto, in piena epoca medievale, le proclamazioni di santità non sempre avvenivano in virtù di un'indagine sulla persona dello stesso tenore di quella che ai nostri giorni viene intrapresa dall'autorità ecclesiale. La svolta avvenne proprio all'inizio del XIII secolo, allorché la curia romana rivendicò il suo diritto esclusivo a decidere su questioni di questo genere. Papa Innocenzo III, in particolare, introdusse criteri più obietti vi ai fini della canonizzazione. Subito dopo, con Gregorio IX, l'esigenza di un maggior rigore divenne ancor più necessaria, a causa del prolifera re dei culti spontanei. Sorsero pertanto ricerche ed indagini più meticolose sul valore della persona ritenuta “in odore di santità”, e com inciò a farsi strada un'impostazione meno miracolistica, meno legata quindi agli eventi prodigiosi e spettacolari (e di conseguenza anche con minor presa sulle masse) e più incline a valoriz zare gli aspetti della fede e della purezza spirituale; un'indagine, in sostanza, che tendeva a diffidare di tutti quei fenomeni e quelle azioni che avevano un impatto molto forte sulla popolazione. E' in questa fase della storia che la Chiesa cercò di introdurre con maggior frequenza le distinzioni fra “santi” e “beati”, con lo stabilire un diverso livello nella gerarchia della santità: ciò anche allo scopo di disciplinare il culto di quei personaggi, come i beati, che pur non possedendo ancora, a giudizio della commissione competente per il procedimento di canonizzazione, i requisiti necessari per fare il suo ingresso nel novero dei santi, avessero goduto in vita di una particolare forma di venerazione fra la loro gente, a cagione dei loro meriti. Fu poi quattro secoli e mezzo più tardi, su lla scia delle innovazioni introdotte con il Concilio di Trento, che le procedure relative alla beatificazione e alla canonizzazione divennero ancor più rigorose. Nel 1641, per iniziativa di un gesu ita belga, Jean Bolland, nacque la cosiddetta “Società dei Bollandisti”, che si proponeva di ricostruire in maniera precisa, attraverso una capillare ricerca, le tappe della vita di tutti coloro che dalla storia fino a quel momento erano stati considerati “santi”, allo scopo di verificare la concreta attendibilità delle precedenti agiografie. Le innovazioni dei Bollandisti ebbero presto una grande diffusione, e tramite esse si giunse non di rado a mettere in dubbio figure di santi fino a quel momento ritenuti ineccepibili. Da allora, anche la santità di personaggi come Adelpreto, prima considerata indiscussa, cominciò a prestare il fianco a qualche perplessità. E' comprensibile, dunque, che tali iniziative avessero potuto destare in tempi successivi una serie così prolungata di polemiche. La decisione di non includere più il nome di Adelpreto nell'elenco dei santi non incontrò, all'inizio del ‘900, le opposizioni che uscitarono le critiche del Tartarotti nel XVIII secolo, anche se più volte gli esperti sono ritornati sull'argomento evidenziando l'esigenza di ripensare in termini diversi a questa figura, che resta tra le più singolari della storia della nostra Chiesa.


Il Sacramentario e la sua funzione di sostegno alla storiografia. Il rinvenimento dei resti

del vescovo nel corso dei recenti scavi sotto il Duomo


Al vescovo Adelpreto è attribuito anche il cosiddetto “Sacramentario Adelpretiano”, un messale che oltre alla parte propriamente liturgica contiene un elenco in successione cronologica dei precedenti vescovi di Trento. Si tratta di un documento molto utile per la storiografia, per aver fornito un ulteriore elemento di confronto con il Dittico Udalriciano e aver consentito di ricostruire con maggiore precisione la sequela dei pastori tridentini, rafforzando in molti punti la stessa attendibilità del Dittico. Il manoscritto Adelpretiano, con tutta probabilità durante la prima metà del secolo XIII, passò in custodia al santuario di San Romedio. Fu in seguito trasferito a Vienna, verosimilmente verso i primi anni dell'800, al tempo della secolarizzazione del principato, per tornare a Trento circa un secolo e mezzo più tardi, presso la biblioteca vescovile della città, dove si trova attualmente. Adelpreto fondò tra il 1160 e il 1165 il monastero dei Canonici regolari Agostiniani di Augia, nelle vicinanze di Bolzano. Consacrò anche due chiese: quella di San Valerio in Cadrubio presso Cavalese, nel 1162, e quella di San Vigilio a Moena, nel 1164. Recentemente, nel corso degli scavi effettuati in Duomo nel febbraio del 1977, è stata riesumata la salma del vescovo Adelpreto, che si trovava nelle vicinanze della porta orientale della chiesa, insieme a quelle degli altri vescovi trentini tumulati in Cattedrale. In particolare, il cranio è stato esaminato dagli esperti e trovato colpito da un colpo di spada. Questo indicazione avvalorerebbe ulteriormente l'autenticità della testimonianza storica di Bartolomeo da Trento, il quale precisò che il beato Adelpreto venne trafitto proprio da un colpo d'elsa per mano di Aldrighetto da Castelbarco.

 



 
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